

20. Lo scontro con le forze controrivoluzionarie.

Da: G. Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, Mondadori, Milano,
1979.

Come la Francia della rivoluzione del 1789 dovette combattere
contro le monarchie europee, cos la Russia bolscevica si trov ad
affrontare l'ostilit economica, politica e militare degli stati
europei e non, mossi dal timore che la rivoluzione si estendesse a
tutta l'Europa; con la differenza che questa volta si tratt di
una guerra non dichiarata. L'intervento a sostegno delle forze
controrivoluzionarie russe, all'inizio, fu prevalentemente
tecnico, economico e politico; dopo la fine della guerra l'invio
di truppe si fece pi massiccio, e ad esso si sommarono
l'isolamento diplomatico e il blocco economico. Ci nonostante,
l'offensiva antibolscevica non riusc a provocare il rovesciamento
del bolscevismo. Le cause di tale insuccesso sono evidenziate nel
seguente passo tratto dalla Storia dell'Unione Sovietica di
Giuseppe Boffa, giornalista e storico italiano.


L'intervento delle potenze dell'Intesa in Russia and crescendo
per gradi. Preso in considerazione subito dopo l'ottobre, si
precis all'indomani di Brest-Litovsk, trov infine nel corpo
cecoslovacco la sua principale forza d'impiego. Esso rivest anche
forme diverse. Nell'estate '18 assunsero maggiore consistenza gli
sbarchi nel nord, dove una base di operazioni anglo-franco-
americana si estese da Murmansk ad Arkangelsk, e in Siberia, dove
presero terra molti giapponesi e pi esigui reparti americani.
Allora e in seguito l'entit delle truppe inglesi, statunitensi,
francesi e italiane fu nell'insieme piuttosto ridotta, inadeguata
a qualsiasi piano di azione su vasta scala e assai inferiore alle
cifre che si erano lasciate intravvedere ai generali bianchi e
alle altre forze antibolsceviche. Vi erano - come noteremo -
ragioni profonde per tale intrinseca debolezza dell'intervento. In
compenso questo si svilupp sul piano tecnico, economico e
politico. Le potenze dell'Intesa presero su di s i rifornimenti
di materiale bellico agli eserciti controrivoluzionari,
dislocarono presso i loro comandi i propri ufficiali e si
assunsero in prima persona il compito di organizzare in un unico
campo tutte le possibili correnti antisovietiche.
Ai primi di novembre del 1918 la fine della guerra mondiale con la
sconfitta degli imperi centrali introdusse un fattore nuovo. La
Germania capitol, non senza avere prima - con un suo ultimo gesto
diplomatico - rotto i rapporti con la Russia dei soviet. La
conclusione del conflitto ebbe per il governo bolscevico aspetti
positivi e negativi ad un tempo. Sul piano militare i rapporti non
cambiarono molto, poich le truppe sovietiche rimaste impegnate ad
ovest erano assai esigue. Ci che dette una sferzata di entusiasmo
alla giovane repubblica assediata furono, assai pi dell'esito
della guerra, le prime esaltanti informazioni sulla rivoluzione
che nel frattempo era scoppiata in Germania. Tutte le tragiche
prospettive di quei mesi sembrarono capovolgersi: il modo stesso
come la notizia si diffuse in Russia con i primi dispacci, dove si
parlava di soviet, di operai e soldati in rivolta, lasciava adito
alle pi felici speranze. Il 13 novembre il governo sovietico
annull il trattato di Brest-Litovsk insieme all'accordo
complementare, non meno duro, che era stato negoziato e firmato a
Berlino in agosto. Di colpo i bolscevichi perdevano lo scomodo
marchio antipatriottico che tanto li aveva danneggiati nei mesi
precedenti. La loro ipotesi di una rivoluzione russa, che poteva
puntare al socialismo perch inserita in un pi vasto moto
rivoluzionario nel mondo, stava per farsi realt. Se ne
avvertirono le ripercussioni anche nei partiti intermedi,
menscevichi e socialisti-rivoluzionari, che cominciavano proprio
allora a subire i primi colpi dei bianchi. Fu qui il secondo
grande motivo che, insieme ai primi successi militari e
all'incipiente riconquista dei contadini, consent ai bolscevichi
di riprendere vigore dopo la terribile crisi dell'estate.
La fine della guerra mondiale aveva tuttavia anche conseguenze
negative per la Russia sovietica. L'intervento dell'Intesa, non
pi paralizzata dallo scontro bellico ad occidente, pot farsi pi
massiccio. La sua flotta entr nel mar Nero. I francesi sbarcarono
e occuparono le citt di Cherson, Nikolaev e Odessa. Vi erano
all'inizio del '19 circa 130.000 militari alleati in Siberia e
23.000 nel nord. Gli inglesi presero piede ai due lati del mar
Caspio. La questione russa divenne uno dei principali temi alla
conferenza della pace, riunita a Parigi. Il governo bolscevico fu
posto progressivamente nel pi completo isolamento internazionale.
Prima gli ambasciatori, poi via via tutti gli altri diplomatici
furono ritirati dalla zona sovietica. Con pressioni esercitate sui
governi interessati, vennero fatti partire anche i rappresentanti
dei paesi neutrali (Svezia, Danimarca) che erano rimasti sul
posto, sia pure con uno statuto non ufficiale. Furono messi al
bando e in genere costretti a rientrare in Russia, non senza
drammatiche peripezie, anche quei pochi - e ugualmente non
ufficiali - delegati che i bolscevichi avevano cercato di tenere
all'estero: Litvinov a Londra, Vorovskij a Stoccolma, Suric a
Copenhagen, pi tardi Martens in America. Le navi sovietiche, che
avevano tentato di assicurare i primi modestissimi scambi
commerciali con l'estero, furono sequestrate. Un totale blocco
economico si strinse attorno al paese, che mancava di tutto, dal
vitto ai medicinali.
La durezza implacabile dell'intervento a partire dall'autunno '18
mette meglio in luce anche la natura dell'ostilit che i circoli
dirigenti dell'Intesa avevano nutrito per il nuovo potere
rivoluzionario in Russia. Se l'Intesa vuole conservare i frutti
della vittoria, conquistata con tanta fatica diceva una nota del
supremo comando alleato essa deve provocare la rinascita della
Russia mediante il rovesciamento del bolscevismo e la creazione di
una salda barriera fra questo paese e le potenze centrali. Vi
furono divergenze quando si tratt di mettere in pratica tale
indirizzo; ma quelli restarono gli obiettivi perseguiti. Il timore
che dalla Russia la rivoluzione si estendesse a tutta l'Europa,
provata dalla guerra, divenne il motivo determinante
dell'intervento. Fanatici rivoluzionari che sognano di
conquistare il mondo con le armi defin i bolscevichi il primo
ministro inglese Lloyd George, che pure era fra i pi cauti a
impegnarsi nella nuova impresa. Vi furono anche allora falchi e
colombe, come si direbbe con un linguaggio giornalistico tanto
pi recente, ma gli uni e gli altri erano ugualmente decisi a far
fuori i bolscevichi. I capi francesi, con Clemenceau alla testa,
erano i pi furiosi. Fra gli inglesi lo scetticismo di Lloyd
George era bilanciato dal bellicismo di Churchill, allora ministro
della guerra, fautore sino all'ultimo dei piani di azione pi
spinti. Conflitti di interessi opponevano i principali paesi, in
particolare Stati Uniti e Giappone, e i bolscevichi furono abili
nell'intuirlo. Ma tutto ci non imped che si tentasse uno sforzo
coordinato (che poi fosse mal coordinato e un'altra cosa) per
soffocare la Russia sovietica. Le gravi responsabilit
dell'intervento furono comuni. Il governo italiano appoggiava gli
oltranzismi francesi. L'Inghilterra [...] fu l'anima e la cerniera
della coalizione, garantendo la saldatura fra i diversi interessi
di Washington e di Parigi.
Le analogie con l'ostilit che la rivoluzione francese aveva a suo
tempo conosciuto erano allora tanto frequenti da ricorrere
regolarmente nelle discussioni interne del gabinetto britannico e
nei discorsi che vi pronunciava il primo ministro. Per noi 
tuttavia pi interessante osservare come l'intervento in Russia
ebbe caratteristiche sue proprie, che lo apparenteranno ad altri
successivi conflitti del nostro secolo, non ultimo quello del
Vietnam. Fu intanto una guerra non dichiarata, il che permise ai
paesi interessati di aggirare le procedure costituzionali,
altrimenti necessarie per iniziare un conflitto. Anzi, non si
parl mai di guerra: lo stesso Churchill, pi tardi, ironizz su
questo punto. Si negava perfino che si trattasse di ingerenza:
piuttosto un aiuto vuoi per stabilire un governo democratico,
vuoi per dare tempo ai locali governi di reggere contro i
bolscevichi.
In seguito sia i politici che gli storici dei paesi interessati
saranno assai sprezzanti nei confronti dei dirigenti
antibolscevichi russi giudicati incapaci di unirsi e di coalizzare
forze sufficienti per un'offensiva vittoriosa. Essi furono
effettivamente mediocri politici. Ma era solo loro la colpa? Di
fronte alla scarsa efficienza dei loro protetti, gli alleati si
muovevano per consigliare o imporre soluzioni politiche entro un
paese che non conoscevano, e nel corso di una rivoluzione, che
conoscevano ancora meno. [...].
I soldati mandati in Russia non capirono mai perch fossero stati
spediti cos lontano, quando la guerra era gi finita: vi furono
rivolte fra le truppe e sulle navi francesi nel sud, tanto che le
forze di occupazione dovettero essere ritirate dopo pochi mesi.
Anche nel nord si arriv al limite degli ammutinamenti.
L'illusione, se mai vi fu, di essere dei liberatori and in pezzi
al primo contatto con la realt. In tutte le citt occupate si
manifest un forte e coraggioso movimento bolscevico clandestino:
esso seppe svolgere un'efficace attivit di propaganda fra le
truppe straniere, pur pagando un duro prezzo di vite umane. Le
truppe sbarcate furono sempre impopolari anche fuori delle citt.
[...].
L'intervento era visto con scarso favore o con franca avversione
nei paesi che vi partecipavano. Se ne resero conto anche alcuni
ambasciatori della vecchia Russia, ancora attivi, che pure lo
sollecitavano con tutti i mezzi. L'opinione pubblica era
profondamente divisa, nonostante una campagna propagandistica che
dipingeva l'idra bolscevica nelle tinte pi fosche: si discusse
seriamente perfino al congresso americano se quegli esseri,
descritti ieri come agenti tedeschi e raffigurati oggi nei
manifesti francesi come uomini dal coltello fra i denti,
volessero davvero la socializzazione delle donne. Cominci nel
'19 e raggiunse il suo punto massimo nel '20 un movimento ostile
all'intervento, che proclamava: gi le mani dalla Russia.
Partito da gruppi socialisti e radicali, che simpatizzavano
apertamente con la rivoluzione, esso fin col trovare consensi
anche in circoli pi vasti di intellettuali, di stampa, di
elettori dei partiti popolari, la cui ideologia democratica era
posta in crisi dalla natura di quella guerra.
Privati della possibilit di un impiego pi massiccio e diretto
delle loro forze armate, i governi dell'Intesa puntarono
sull'utilizzazione dei nazionalismi e dei piccoli stati che
andavano formandosi o che si sarebbero potuti formare dopo il
crollo degli imperi asburgico, zarista e ottomano, alla periferia
di quella che era stata la Russia; poco importava che essi
rappresentassero singole nazioni, gruppi etnici o semplici
separatismi, come era il caso per i cosacchi o per i siberiani.
L'Intesa cerc di far combattere contro i bolscevichi non solo i
bianchi, ma i finlandesi, i baltici, i polacchi, i romeni, gli
ucraini, i popoli transcaucasici e cos via. In questo modo il suo
intervento assunse una pi marcata fisionomia antirussa,
presentandosi come un tentativo di fare a pezzi il paese, di
strappargli le sue terre pi ricche, di fomentare la nascita di
piccole entit scarsamente vitali, su cui sarebbe stato
inevitabile un controllo straniero (si fecero, del resto,
esplicite ipotesi di protettorato).
Ci ebbe due conseguenze. Da un lato fece della lotta, che i
bolscevichi guidavano, almeno in una certa misura una causa
nazionale: gli effetti non furono immediati, poich pesarono
piuttosto a distanza di tempo, ma gi si cominciarono ad avvertire
nel '20. D'altra parte fu posto in crisi il gi debole
schieramento bianco, che per la sua composizione sociale, non
potendo battersi in nome della semplice restaurazione, doveva
farlo almeno in nome della Russia, anzi della Russia una, grande
e indivisibile, come proclamava Denikin [Anton Ivanovic Denikin,
generale comandante delle armate bianche]. La maggior parte degli
storici occidentali ritiene che fu questo il principale errore del
generale. Effettivamente la sua sordit per ogni aspirazione
nazionale che non fosse russa cre alle spalle del suo esercito,
operante nel sud, rivolte e conflitti che ne precipitarono la
sconfitta. I piccoli stati emergenti, pur schierandosi contro i
bolscevichi e avviando operazioni militari, furono restii a
battersi sul serio, nel timore di aiutare la ricostituzione del
vecchio impero russo. Ma  ancora da dimostrare che una
coalizione, come quella immaginata dalle cancellerie occidentali,
potesse mai avere un minimo di vitalit anche con un generale
diverso da Denikin.
